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privatizzazione poste

Sul fronte privatizzazioni, la privatizzazione poste italiane ha creato una certa turbolenza dopo l’accennata idea di una seconda tranche. La delicata scelta di posizionare ulteriori quote del capitale di Poste Italiane sul mercato, accennata nell’ultima settimana, potrebbe avere conseguenze serie. Implicazioni che a nostro parere ed a parere del sottosegretario allo sviluppo economico, Giacomelli, dovrebbero essere prese in considerazione molto seriamente.

Giacomelli, sul tema privatizzazione poste, ha inviato un memorandum al segretario Renzi ed ai capigruppo del Pd alla Camera ed al Senato, circa l’annunciata ipotesi di privatizzazione della seconda parte di Poste Italiane. Giacomelli chiarisce che benché sia una priorità diminuire il debito pubblico e la pressione fiscale, non si può per questo motivo, mettere sullo stesso piano, le varie ipotesi di privatizzazione.

 

Detto questo, sappiamo che Poste ha una rete nazionale di sportelli al pubblico e al suo attivo ha circa 145 mila lavoratori, per non parlare di un salvadanaio di 500 miliardi di euro, che sono i risparmi di 32 milioni di casalinghe, pensionati ed impiegati vari. Con buoni e libretti postali del valore di diverse centinaia di milioni di euro e di circa 140 miliardi di BTP, comprati grazie alle giacenze dei conti correnti postali e conti assicurativi, oggi Poste Italiane è la più grande cassa di risparmio degli italiani e garantisce allo stato italiano un quarto del suo debito pubblico.

I pericoli che si nascondono dietro l’ennesima privatizzazione Poste è da cercarsi nel comportamento degli investitori che per garantire una certa stabilità del titolo sul mercato (vedi come investire in posta), operino a discapito degli utenti. Infatti non è difficile pensare che la politica dei dividendi rischia di interferire con l’efficienza dei servizi di poste, visto che, sempre secondo Giacomelli, per mantenere la promessa di rendimenti sopra le attese, si finirà per intervenire sicuramente su aspetti di minor interesse finanziario ma di utilità sociale notevole, come è già avvenuto a seguito della prima parte di privatizzazione.

Poste infatti aveva presentato con il suo piano industriale, la chiusura di più di 460 sportelli postali e l’avvio di una fase di prova della consegna della posta a giorni alterni. Entrambi i punti sono stati scongiurati, visto che Agcom ha negato la chiusura e la stessa Poste ha abbandonato l’idea della consegna a giorni alterni dopo una breve e poco positiva fase di sperimentazione. Questi sono i temi che più destano preoccupazione, perché un ulteriore fase di privatizzazione porterebbe la necessità di un nuovo piano industriale da parte di poste e non è così scontato che i risultati siano gli stessi già scongiurati con la prima privatizzazione.

La chiusura degli sportelli porterebbe un deciso calo nell’occupazione e questo, in una fase come quella in cui si trova l’Italia è assolutamente da evitare. Altro aspetto da evitare è la possibilità di consegnare i risparmi degli italiani ad investitori internazionali, destabilizzando il clima di sicurezza che per ora permane tra i clienti che da anni si affidano alle poste per investire i risparmi. In virtù di questo, conclude il sottosegretario, è doveroso da parte del governo in essere, scongiurare tale orizzonte per evitare conseguenze negative nel breve e medio periodo.

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